giovedì 1 maggio 2014

La black list degli otto cibi che, se consumati crudi, sono più a rischio per intossicazione alimentare Pubblicato da Redazione Il Fatto Alimentare il 15 aprile 2014

latte bicchiere
Il latte è al primo posto degli alimenti considerati pericolosi se assunti crudi
Negli Stati Uniti, la diffusione della tendenza a consumare cibo crudo, perché ritenuto più sano e nutriente, sta sollevando preoccupazioni da parte del mondo sanitario. Questi alimenti possono contenere agenti patogeni, che vengono distrutti solo dal calore della cottura. Utilizzando la banca dati online deiCenters for Disease Control, il Washington Post ha pubblicato una tabella con gli otto alimenti a maggior rischio, se consumati crudi o poco cotti.

La tabella si riferisce al periodo 1998-2011 e riporta, per ogni alimento, gli agenti patogeni riscontrati, i focolai d’intossicazione alimentare registrati, il numero delle persone che si sono ammalate, di quelle ricoverate in ospedale e di quelle decedute. Per ogni cibo viene anche suggerita una soluzione per prevenire o evitare il problema.

cartone uova
Uova, carne macinata, ostriche: sono alcuni degli alimenti che negli USA va di moda consumare crudi
Latte crudo- E. coli O157:H7, Campylobacter, Salmonella e Listeria; 102 focolai d’intossicazione alimentare; 1606 persone ammalate con 92 ricoveri. (Suggerimento: pastorizzazione)
Formaggi freschi a base di latte crudo –Listeria; 15 focolai d’intossicazione alimentare; 191 ammalati, 48 ricoverati e due morti. (Suggerimento: consumare solo quelli prodotti con latte pastorizzato)
Uova crude o poco cotte– Salmonella; 110 focolai d’intossicazione alimentare; 4.246 ammalati, 190 ricoveri e un decesso. (Suggerimento: utilizzare uova pastorizzate negli alimenti che non verranno cotti, e nelle preparazioni come la cottura all’occhio di bue)
Carne macinata cruda o poco cotta - E. coli O157:H7 e Salmonella; 320 focolai d’intossicazione alimentare; almeno 3.585 malati, 457 ricoveri e otto morti. (Suggerimento:cuocere fino a quando la temperatura interna raggiunge i 71° C)
Ostriche – Vibrio vulnificus e Vibrio parahamolyticus; 124 focolai d’intossicazione alimentare; 1401 persone malate con 40 ricoveri. (Suggerimento: la pastorizzazione ad alta pressione mantiene le ostriche vivo ma uccide i batteri. Cuocere fino a che si aprono i gusci e scartare le ostriche che rimangono chiuse)
Frutta con guscio – Salmonella, E. coli O157:H7; 14 focolai d’intossicazione alimentare; 1.700 malati, 314 ricoveri e dieci decessi. (Suggerimento: pastorizzazione, la tostare, scottare o bollire)
Spinaci – E. coli O157:H7; 5 focolai d’intossicazione alimentare; 302 malati, 113 ricoveri e sei decessi. (Suggerimento: Acquista spinaci non tagliati. Lavare accuratamente prima di tagliare perché E.coli, se presente, può essere intrappolato all’interno delle foglie al momento del taglio. FDA ritiene che gli spinaci pre-lavati in busta dovrebbero essere sicuri. Cuocere prima di mangiare)
Semi germogliati – E. coli O157:H7; 43 focolai d’intossicazione alimentare; 1.384 malati, 135 ricoveri e un decesso. (Suggerimento: Irradiare con raggi gamma i semi prima che germoglino. Cuocere i germogli)

Beniamino Bonardi

Le zuppe di verdure e le minestre nel banco frigorifero dei supermercati sono a rischio botulino. È assolutamente necessario farle bollire prima di servire a tavola Pubblicato da Roberto La Pira il 10 aprile 2014


il trattamento termico durante il processo produttivo non è programmato per eliminare le spore del botulino
Il trattamento termico durante il processo produttivo non è programmato per eliminare le spore del botulino
La storia del giovane 33enne ricoverato in gravi condizioni all’ospedale di Verona dopo aver mangiato una zuppa contenente la tossina del botulino si potrebbe ripetere con altre minestre comprate al supermercato. Purtroppo è proprio così, perché il trattamento termico durante il processo produttivo non è programmato per eliminare le spore del botulino. Per questo motivo se il vasetto è conservato male, fuori dal frigorifero o si verificano altre condizioni favorevoli lungo la filiera, le spore possono germinare e produrre la pericolosissima tossina del botulino con il serio rischio di causare anche la morte a chi dovesse consumare la minestra. Certo le probabilità sono poche, ma esistono e il rischio non è quello di un mal di pancia.
Quanto accaduto con la zuppa Zerbinati rappresenta un grave episodio che nel contesto della sanità pubblica viene definito un “evento-sentinella”, utile per attivare una verifica e un confronto ad alto livello tra autorità sanitarie e rappresentanti delle imprese.

Prima di procedere va ribadito come nelle tossinfezioni da botulino, l’unica cosa certa è che le spore sono già presenti nel vasetto quando il prodotto esce dallo stabilimento. Questo può verificarsi perché l’unico trattamento che neutralizza le spore è un riscaldamento a 121°C per tre minuti che le aziende non fanno (*).
A riprova di quanto sia seria la situazione lo dimostra la stessa Zerbinati che in questi giorni ha modificato le diciture in etichetta. Se prima invitava a “versare nella pentola e scaldare a fuoco lento per alcuni minuti”, adesso consiglia di “scaldare a fuoco vivo fino ad inizio ebollizione”. Si tratta di un cambiamento fondamentale perché portando il contenuto all’ebollizione, l’eventuale tossina del botulino presente nel minestrone o nella zuppa di verdure viene neutralizzata. Questa sicurezza non si ha invece scaldando la vaschetta a fuoco lento per alcuni minuti.
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L’etichetta delle zuppe Zerbinati: a sinistra prima dell’allerta, a destra con le nuove istruzioni e l’invito a scladare fino a  ebollizione
Il problema non è marginale visto che questi prodotti classificati come REPFED (Refrigerated Processed Food with Extended Durability), ovvero cibi refrigerati pronti all’uso chiamati anche di quinta gamma, sono molto richiesti dal mercato perché non contengono conservanti e sono comodi da usare.

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Per scongiurare il rischio botulino nelle minestre pronte refrigerate è necessario scaldare e raggiungere l’ebollizione
Tale trattamento termico non è in grado di eliminare le spore dei clostridi produttori di tossine botuliniche eventualmente presenti – precisano dal Centro Nazionale di Riferimento per il Botulismo dell’Istituto Superiore di Sanità – quindi al fine di garantirne la sicurezza microbiologica, questi prodotti devono essere necessariamente mantenuti in condizioni di refrigerazione per tutta la loro vita commerciale. Infatti, fino a quando le confezioni restano in frigorifero non ci sono problemi, perché le spore non sono in grado di germinare, moltiplicarsi e produrre le tossine. Il rischio si può manifestare quando la catena del freddo viene interrotta durante la vita commerciale del prodotto dalle fasi di post produzione fino alla conservazione domestica. Nonostante la temperatura media dei frigoriferi di casa sia maggiore di quella raccomandata (come emerge da studi effettuati a livello europeo) i casi di botulismo certamente correlati al consumo di questa tipologia di alimento sono rarissimi. In Italia, paese in cui la prevalenza del botulismo è tra le più alte in Europa, la malattia è comunque rara (circa 20 casi/anno) e quasi esclusivamente correlata al consumo di conserve alimentari di preparazione domestica.
Alla luce della situazione ora descritta è assolutamente necessario – continuano gli esperti – leggere attentamente e applicare scrupolosamente le prescrizioni riportate in etichetta in merito alle modalità di conservazione e preparazione. Sarebbe, altresì, auspicabile che i produttori, nello studio dei loro processi tecnologici, considerando anche gli eventuali rischi associati all’inosservanza delle loro prescrizioni, implementassero strategie per ridurre ulteriormente o eliminare il già basso rischio botulismo”.

il trattamento termico durante il processo produttivo non è programmato per eliminare le spore del botulino
Il trattamento termico durante il processo produttivo industriale  non è programmato per eliminare le spore del botulino
Prendendo atto di queste considerazioni e notando che alcuni produttori consigliano la conservazione in frigorifero a + 2°C (standard molto difficile da garantire) è vivamente consigliato fare bollire la zuppa o la minestra prima di metterla nel piatto (come indica Zerbinati nelle nuove etichette, prontamente modificate dopo l’incidente dei giorni scorsi).
Negli ultimi anni sono stati registrati due casi di botulino proprio su queste zuppe e il motivo è sempre lo stesso, la presenza delle spore nel vasetto confezionato perché le aziende non effettuano l’unico trattamento termico in grado di eliminare tutte le spore del botulino,121°C per tre minuti.

Un’alternativa valida sarebbe aggiungere alla minestra un additivo come il sorbato di potassio (E 202) , ma questo inficerebbe la natura salutistica del prodotto pubblicizzato come minestre senza additivi. Infine un’ultima nota dell’Istituto Superiore di Sanità consiglia, dopo l’apertura, di conservare la zuppa in frigorifero e di consumarla entro due giorni.

(*) Per garantire la sicurezza microbiologica Zerbinati fa una prima cottura delle verdure per 55 minuti a 101°C, poi mette insieme tutti gli ingredienti nei singoli vasetti dove vengono nuovamente sottoposti ad un trattamento di 55 minuti a 101°C per poi essere raffreddate e conservate in frigorifero, ma questo non elimina le spore del botulino.

giovedì 10 aprile 2014

Non mangiate frutti di bosco surgelati. Le persone colpite da epatite A sono 1.100 e l’epidemia continua. Situazione fuori controllo. Nessuna idea sull’origine

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Non mangiate frutti di bosco surgelati: l’epidemia di epatite A è fuori controllo, 1.110 le persone colpite
Ogni due  giorni cinque persone vengono ricoverate in ospedale per epatite A causata dall’ingestione di alimenti contenenti frutti di bosco surgelati o congelati. È quanto emergedall’ultima relazione del Ministero della salutesull’epidemia che da 14 mesi ha riguardato l’Italia. I numeri non lasciano spazio a dubbi, le persone colpite dal gennaio 2013 alla fine di febbraio di quest’anno sono state 1.463. Considerando che nel periodo precedente (novembre 2011 – dicembre 2012) erano 360, basta fare una sottrazione per rendersi conto che le vittime sono circa 1.100. La cifra è comunque sottostimata visto che molti cittadini colpiti da epatite A sfuggono al calcolo delle Asl. La regione con il maggior numero di casi è la Lombardia è 358, seguita da Emilia Romagna (154), Toscana (142) e Lazio (121), mentre in Sicilia sono solo 3. Siamo di fronte a un’epidemia classificata dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare come “internazionale”, che ha coinvolto oltre a 4 paesi del Nord Europa dove si sono registrati 71 casi (Danimarca, Svezia, Norvegia e Finlandia) anche Irlanda e Francia con altri 16 episodi tutti associati all’ingestione di frutti di bosco.
La nota positiva del documento riguarda il dimezzamento dei casi in Italia nell’ultimo quadrimestre, ormai assestati a quota 40, anche se l’emergenza non si può certo considerare finita. A fronte di questa situazione il Ministero ha identificato 15 lotti di frutti di bosco contaminati ritirati dal mercato. Viene spontaneo chiedersi perché non siano stati presi analoghi provvedimenti a carico di altri 44 lotti fortemente sospettati di contenere il virus. C’è un altro elemento   difficile da capire, come mai non sono stati richiamati lotti di aziende che producono dolci o torte con frutti di bosco surgelati, distribuiti a ristoranti, pizzerie e altri esercizi commerciali?

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L’aspetto sconvolgente di questa storia è che la stragrande maggioranza delle persone continua a mangiare tranquillamente frutti di bosco ignorando il pericolo
L’aspetto sconvolgente di questa storia è che la stragrande maggioranza delle persone continua a mangiare tranquillamente frutti di bosco (more, ribes rosso, mirtillo e lamponi) presenti nelle torte, nei pasticcini e nei gelati, ignara del rischio di ammalarsi. Il discorso non riguarda solo i consumi domestici ma soprattutto i dolci consumati in ristoranti, pizzerie e altri esercizi commerciali.
La gestione dell’epidemia da parte del Ministero della salute è stata disastrosa e del tutto inefficiente. Di fronte ad un problema serio dove bisognava vietare per alcuni mesi la vendita di frutti di bosco surgelati, Beatrice Lorenzin ha pensato bene di pubblicare un appello in rete dopo 10 mesi! L’esito è stato che il 90% dei cittadini ha ignorato e continua a ignorare il problema. Un medico neolaureato in medicina specializzato in malattie infettive avrebbe saputo gestire meglio la situazione sia nei confronti della comunicazione ai cittadini sia sul fronte della produzione industriale. L’unica cosa da fare era decretare la sospensione della vendita dei frutti di bosco congelati e surgelati per qualche mese, come hanno fatto diverse catene di supermercati che da 6-8 mesi hanno tolto dai banchi freezer l’intero l’assortimento rendendosi conto della gravità della vicenda.

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La situazione resta ancora fuori controllo tanto che il Ministero della salute “non esclude l’eventualità che altri mix di frutti di bosco surgelati/congelati contaminati, possano essere presenti sul mercato”
La situazione resta ancora fuori controllotanto che il Ministero della salute “non esclude l’eventualità che altri mix di frutti di bosco surgelati/congelati contaminati, diversi da quelli oggetto di allerta possano essere presenti sul mercato”. Per questo le autorità raccomandano di consumare i frutti di bosco congelati/surgelati solo cotti, facendoli bollire (portandoli a 100°C) per almeno 2 minuti, non impiegare i frutti di bosco crudi per guarnire i piatti (ad esempio la superficie di una crostata, semifreddi, yogurt ecc., lavare accuratamente i contenitori e gli utensili usati per maneggiare i frutti di bosco scongelati”.

Se sul fronte della prevenzione la macchina sanitaria italiana ha dimostrato una disastrosa fragilità e una totale inesperienza, anche il sistema di tracciabilità europeo ha evidenziato debolezza e criticità. Dopo un anno di ricerche e di analisi la task force messa a punto al Ministero della salute per individuare l’origine dell’epidemia non ha sortito risultati. Gli esperti sembrano escludere l’ipotesi che sia stato un singolo ingrediente ad avere originato la contaminazione. Si pensa a un gruppo di produttori di una stessa area geografica, e a una successiva contaminazione nei centri di lavorazione o di smistamento della filiera distributiva.

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Siamo di fronte a un’epidemia classificata dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare come internazionale che ha coinvolto una decina di paesi
Purtroppo risalire all’origine dei frutti di bosco che hanno generato la contaminazione e individuare le cause non è facile perché la filiera è complessa. L’analisi della tracciabilità condotto su 20 lotti ha comportato l’esame di 830 transazioni commerciali che fanno riferimento a 331 fornitori di 25 paesi europei ed extra europei. Il numero medio di transazioni per ogni singolo lotto è di 56,6.
Ma siamo nell’ambito delle ipotesi mentre mancano le certezze. Questa situazione dimostra ancora una volta quanto sia insufficiente e fragile il sistema di tracciabilità messo a punto in Europa per individuare l’origine delle epidemie alimentari e per facilitare il ritiro e il richiamo di prodotti contaminati od oggetto di allerta sanitaria. Siamo di fronte a una situazione analoga a quella verificatasi per la carne di cavallo l’anno scorso, per i germogli di fieno greco e di soia in Germania nel 2012 che aveva provocato 41 morti e centinaia di ricoveri in ospedale, quando non si è riusciti a risalire all’origine dell’epidemia. Ma su questo tema ritorneremo.

Il nostro invito è di non consumare frutti di bosco. Lo abbiamo scritto quasi un anno fa e lo ripetiamo. Chiediamo al ministro Beatrice Lorenzin di affrontare con maggior coraggio questa situazione ormai fuori controllo, per tutelare la salute dei cittadini.
Un’ultima precisazione riguardo i gelati: nelle lavorazioni dei sorbetti la frutta fresca o surgelata non viene mai fatta bollire in gelateria. L’unico sistema per evitare il problema è non usare i frutti surgelati ma le puree di frutta (già pastorizzate). Crediamo che molti gelatieri utilizzino queste ultime, anche perché sono già state filtrate dai semi e sono più pratiche e igienicamente sicure. Nessun problema invece per lo yogurt visto che i frutti di bosco aggiunti sono spesso surgelati ma vengono sempre sottoposti a pastorizzazione da parte delle aziende.

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Il manifesto che il Ministero della salute ha diffuso dopo 10 mesi dall’epidemia, invita i consumatori a mangiare frutti di bosco congelati o surgelati solo dopo cottura!
Per sapere quali sono i sintomi dell’epatite A , come si cura e cosa fare consigliamo di leggere la nota redatta dal Ministero della salute, da cui abbiamo tratto questo paragrafo sull’incubazione e sulla durata della malattia.
L’epatite A, dopo un periodo di incubazione di 15-45 giorni dall’infezione, si manifesta con la comparsa di inappetenza, malessere generale, febbre e nausea. Dopo qualche giorno compare l’ittero, cioè la presenza di colorito giallognolo della pelle e delle sclere (la parte bianca dell’occhio) e delle mucose, dovuto alla aumentata concentrazione di bilirubina nel sangue a causa della diminuita funzionalità del fegato.
La malattia ha generalmente un’evoluzione benigna, dura dalle 2 alle 10 settimane, e dopo la guarigione conferisce un’immunità permanente. Non cronicizza mai.

Roberto La Pira
© Riproduzione riservata

lunedì 17 marzo 2014

Tutta la verità sulle bacche di Goji

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Quanti di Voi Hanno mai sentito Parlare delle bacche di Goji?
In Realtà E GIA Diverso da tempo che circolano idee un voltafaccia also errate circa le Proprietà di queste
bacche selvatiche.
Ma che Cosa Hanno di speciale Tanto da Essere addirittura pubblicizzate dal mondo dello Spettacolo?
Il Goji, Dal Nome latino Lycium Barbarum, proviene Dalla Mongolia interna ed E ONU arbusto deciduo perenne della Famiglia delle Solanacee (stessa Famiglia di melanzane, pomodori, patate, peperoncino e peperoni) Che Cresce su viti rampicanti.
Nel Paese della Grande Muraglia queste bacche Sono premuroso da Più di 2000 Anni venire delle Nazioni Unite alimento Molto gradito Ed. ONU Rimedio naturale Che AIUTA a mantenere l'Organismo in buono Stato di salute, di tanto da meritarle il Nome di "Frutto della longevità".
Infatti le popolazioni della Cina del Nord e della Mongolia Interna - Grazie al Loro stile di vita e alle Loro Abitudini Alimentari - Sono le tradi Più longeva del Mondo e le tradi Meno soggette, vapore e cosiddette Malattie del benessere, Malattie Cardiovascolari Quali e Tumori. La Loro Dieta Quotidiana E arricchita delle bacche di Goji, il Che fra Tutti i frutti della terra rappresentano Un vero prodigio, dei potentissimi antiossidanti.
Questi, frutti portentosi rappresentano ONU concentrato assoluto delle Caratteristiche del Suolo su cui Crescono E Una fonte nutrizionale Completa per l'Organismo Umano, ricchissimi di Sostanze nutrienti Quali vitamina C ed E e minerali nota ambrogetta Proprietà.
Le vitamine del Gruppo C ed E proteggono Dai Radicali liberi e lo stress ossidativo Dallo (Funzione anti-age). Il rame, il ferro, il fosforo e manganese il aiutano a Regolare il Metabolismo energetico.
Grazie alla Potente Concentrazione di potassio e magnesio aiutano ad aumentare la Resistenza Muscolare.
La COMBINAZIONE vincente di zinco e cromo Attiva il Metabolismo dei macronutrienti offrendo ONU valido Aiuto Nelle Diete.
In Una singola bacca Sono racchiusi Tutti i Principali macro e micronutrienti: Carboidrati (efficaci venire rinforzo e Sostegno del Sistema immunitario), Proteine, lipidi (TRA cui Omega 3 e Omega 6) e Germanio, ONU Potente antiossidante Utile per proteggere l'Organismo di Caso di Radiazioni e coadiuvante per artrite reumatoide, ipertensione ed allergie.
Esistono Tipi diversificato di Qualità di Goji, MA stando un RECENTI Scoperte scientifiche la qualità "Xing Dal" risulterebbe Essere La migliore per quantita di Principi Attivi e per Composizione qualitativa. This Qualità e Lavorata artigianalmente e cio permette di mantenere la vitalità del Frutto e il Valore assoluto dei Suoi Componenti.
Presente ad un'altitudine di 1500 metri, su ONU Terreno non contaminato, il Goji "Xing Dal" viene essiccato Naturalmente al sole, setacciato Senza l'Intervento di Macchine e Trattato con Tecniche naturali in Grado di mantenere e proteggere il Raccolto Dalla Contaminazione degli Insetti; Questi, Processi naturali lo rendono Un ottimo antiossidante, Più di Quanto Possa esserlo il lampone nero o il cioccolato fondente.
Secondo la scala del Grado di Capacità antiossidante (Tasso Orac), infatti, le bacche di Goji rapprentano il Grado Più Elevato, 25300 Contro i 7700 del lampone nero e 13120 del cioccolato fondente, Alimenti Noti per le Loro Proprietà antiossidative.
L'altopiano su cui Cresce E caratterizzato da elevare escursioni termiche Che vanno da +38,5 ° C a -15 ° C e da ONU Terreno particolarmente Ricco di sali minerali. Cio fa sì Che le Piante Che sopravvivono in QUESTO Luogo avverso sviluppano Sostanze Che le rafforzano e le arricchiscono di Principi Attivi.
La Loro Assunzione viene consigliata venire Integrazione annuncio Uno stile di vita sano ad ADULTI, bambini, Anziani, Sportivi, vegani e - Grazie al basso indice glicemico Loro - a chi ha Bisogno di Tenere Sotto Controllo il Proprio peso corporeo.
Possono Essere Assunte da chiunque, da chi soffre di pallore, affaticamento visivo, gravidanza, menopausa, Disturbi associati allo stress, sbalzi di umore e venire Integrazione annuncio ONU regime Alimentare Controllato. Il Suo utilizzo E sconsigliato solista nel CASI di Terapie con anticoagulanti oa chi soffre di allergia al pomodoro.
Aiutano rinforzare il Sistema immunitario, a disintossicare il Fegato, a migliorare la Resistenza Muscolare, a sostenere l'Organismo Durante i periodica di forte sollecitazione ea supportare l'idratazione e l'elasticità della pelle.
"Mens sana in corpore sano"  dicevano i Latini, in Effetti la Nostra condizione psico-Fisica viene Molto Spesso determinata da cio di cui ci nutriamo quotidianamente, facciamoci pertanto Aiutare da Questi, Alimenti provenienti Dalla natura.
Donano tono ed energia da Vendere. Dal sapore dolciastro e piacevole Dal colore rosso intenso, SI presentano essiccate e conservate in sacchetti Dalla triplice chiusura ermetica per proteggere le molecola nutrizionali e antiossidanti Dalle Fonti di Calore e Dai Raggi UV.
Moltissimi studi Hanno dimostrato Che Grazie alla Disponibilità dei nutrienti Forniti, queste bacche selvatiche offrono ONU valido Sostegno Nella REGOLAZIONE e Rigenerazione dei Processi metabolici, delle risposte immunitarie e delle Attività neurologiche.
La Loro Assunzione varia da Adulto un bambino, in Genere negligenza ADULTI SI Consiglia di Assumere 1-3 Cucchiai al Giorno, l'Equivalente di 30 gr, SIA a bagnomaria, da solista venire Frutto (vengono generalmente assumo io) oa Piacere aggiunto uno yogurt , macedonia, riso, insalate ecc.
Attenzione però, nda bambini la dose usuale giornaliera consigliata E Misurata in cucchiaini e non in Cucchiai, da 1 a 3 al Giorno.
Gli Effetti Benefici di queste bacche non Sono fantascienza Né Frutto di Trovata Pubblicitaria ma pura Realtà pertanto le Consiglio vieni supporto a Tutti, Una sorta di "elisir di lunga vita"!
L'Importanza di Venire in contatto chat con ALTRI paesi, cultura More Ed. Abitudini Alimentari Differenti E Semper Fondamentale per chi ama prendersi cura di se Stessi e migliorare il Proprio Stato di salute, Grazie alle popolazioni orientali Siamo infatti Venuti a Conoscenza di ONU portento naturale di un noi prima Sconosciuto.
Valentina Venanzi

domenica 16 marzo 2014

È allerta mercurio per pesce spada e smeriglio. Dal mese di novembre i casi segnalati sono 24. Centinaia di supermercati coinvolti. Inerzia del Ministero


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Dal mese di novembre l’Italia ha inviato 24 notifiche di cui 15 allerta a Bruxelles, riguardanti pesce spada e smeriglio
Da alcuni mesi continuano le importazioni in Italia di pesce spada e smeriglio congelato contaminato da mercurio. Per capire quanto sia grave la situazione basta dire che dall’ inizio di novembre 2013 ad oggi, l’Italia ha inviato 24 notifiche di cui 15 allerta a Bruxelles (vedi tabella sotto), riguardanti il ritiro di pesce spada e smeriglio (conosciuto anche come squalo mako) e in due casi di tonno e verdesca. I lotti sono stati  importati per tre quarti dalla Spagna e negli altri casi da Vietnam e Indonesia.

Non si tratta di una novità, visto che nel rapporto sul sistema di allerta europeo (Rasff) pubblicato poche settimane fa le segnalazioni di pesce con un eccesso di mercurio figurano al secondo posto (su un totale di 2.649 notifiche rilevate nel 2013, 517 riguardano il settore ittico, con 115 casi di pesce con eccesso di metalli pesanti, che nel 40% dei casi arriva dalla Spagna, proprio come quello venduto in Italia). L’altro elemento curioso è che tre segnalazioni di allerta inviate dal Ministero a Bruxelles, riguardano lo stesso grossista (FINPESCA di Portoviro), che ha acquistato in Spagna e poi rivenduto a diverse catene di supermercati come Famila ed Emisfero, del gruppo Unicomm (Il Fatto Alimentare aveva già segnalato due mesi fa un’allerta che aveva interessato 1.052 kg di smeriglio).

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Tre segnalazioni di allerta mercurio riguardano lo stesso grossista, Finpesca, che ha rifornito diverse catene di supermercati tra cui Famila
Abbiamo chiesto chiarimenti e Unicomm ci ha risposto che, visto il ripetersi di questi episodi, dal 18 febbraio è stata sospesa la vendita di smeriglio congelato nei 65 punti vendita localizzati in Veneto, Emilia-Romagna e Friuli Venezia Giulia. L’intenzione per il futuro è di accettare solo pesce congelato che ha superato preventivamente le analisi  sul mercurio. Viene spontaneo chiedersi se altre catene di supemercati hanno preso analoghi provvedimenti, visto che i casi di allerta sono veramente tanti e le importazioni dalla Spagna continuano.

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La Spagna è diventata lo snodo europeo che fornisce copiose quantità di pesce contaminato anche all’Italia.
Nulla sappiamo degli altri 21 casi segnalati dall’Italia a Bruxelles, anche se è facile ipotizzare che centinaia di supermercati e altrettante pescherie siano coinvolte nella vicenda. È vero che il pesce rappresenta una preziosa fonte alimentare, ma è anche vero che non tutto il pescato fa bene allo stesso modo. Come già trattato in un precedente articolo, ci sono categorie a rischio, tra cui le donne in gravidanza e i bambini, che non dovrebbero consumare regolarmente pesce di grosse dimensioni come il pesce spada o lo squalo mako proprio per la questione del mercurio. Per correttezza va detto che il problema non riguarda il tonno in scatola, perché le aziende utilizzano solo pesci di media taglia con un tenore di mercurio che rispetta i limiti di legge.

È legittimo chiedersi cosa fa il Ministero della salute per bloccare il commercio di questo lotti di pesce contaminato. Perché nonostante le numerose e ripetute allerta provenienti dalle Asl non si interviene per bloccare l’illecito? A qualcuno sembrano poche 24 segnalazioni in quattro mesi? In attesa di risposte a queste domande che abbiamo rivolto al ministro della salute Beatrice Lorenzin, quando si va in pescheria conviene glissare sullo smeriglio e sul pesce spada  congelato e cambiare pesci.

Roberto La Pira